Sinistradem sulla crisi in Venezuela

Sinistradem sulla crisi in Venezuela

Ciò che da anni avviene in Venezuela ci preoccupa molto, sia per le vicende umane che milioni di persone vivono nel Paese in condizioni di pesanti stenti o costrette all’emigrazione dalla fame, per mancanza di lavoro o dalla violenza dilagante, che per lo scenario politico regionale e internazionale che intorno a quell’orgoglioso Paese si sta determinando.

Sono anni che il Venezuela vive una complessiva crisi economica, sociale, umanitaria e istituzionale che, a causa soprattutto dell’incapacità ed autoritarismo del suo Governo, ha prodotto una inflazione altissima, la mancanza di medicinali, povertà diffusa, pesanti violazioni dei diritti umani, repressione politica, emigrazione di massa obbligata, divisione sociale e un conflitto istituzionale tra Presidenza della Repubblica e Assemblea legislativa.

In questo contesto noi condanniamo le forzature istituzionali e l’autoritarismo del regime di Maduro, che in questi anni hanno prodotto diverse e insopportabili violazioni di diritti umani, con detenzioni anche prolungate e senza giusti processi di diversi avversari politici e condizioni carcerarie inaccettabili.

Così come non condividiamo il metodo furbesco e scorretto con il quale il presidente venezuelano negò lo svolgimento del referendum revocatorio del 2016 e condanniamo la successiva delegittimazione dell’Assemblea legislativa, destituita delle prerogative che la Costituzione venezuelana le assegna secondo il principio dell’equilibrio di poteri tipico di ogni sistema presidenziale.

Per questi motivi siamo convinti che al Venezuela serva oggi ricomporre il reale quadro istituzionale definito dalla Costituzione bolivariana e perseguire una pacificazione nazionale attraverso il ritorno alla piena democrazia e al pieno rispetto dei diritti umani e politici di tutti e, attraverso questa ricomposizione, lavorare politicamente per uscire presto anche dalla grave crisi economica.

Per farlo, siamo convinti che il Governo venezuelano debba riconoscere e ripristinare la piena legittimità dell’Assemblea legislativa e del suo Presidente Juan Guaidò, insieme ai poteri che la Costituzione le assegna e che la comunità internazionale gli riconosce;

che si debba sostenere il processo di dialogo promosso e portato avanti da Uruguay e Messico insieme all’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Federica Mogherini, che vedrà una prima e importante tappa il prossimo 7 febbraio a Montevideo;

che si debba prevedere un processo elettorale condiviso e concordato, alla presenza di osservatori internazionali, nei tempi ragionevoli definiti attraverso il negoziato pacifico guidato da Uruguay, Messico e Commissione Europea;

che si faccia ogni sforzo per alleviare le sofferenze del popolo venezuelano aggravate dall’attuale regime;

che anche l’opposizione venezuelana, nell’obiettivo di evitare degenerazioni e violenze, come ha giustamente fatto fin qui continui l’impegno pacifico e contribuisca ad agevolare lo sforzo internazionale per il dialogo promosso dall’Uruguay. In questa direzione, noi assicuriamo il nostro sostegno politico alle forze di opposizione e all’Assemblea legislativa nella richiesta di indizione di nuove elezioni e ci riconosciamo nel lavoro, negli obiettivi e nella dichiarazione del 23 gennaio scorso dell’Alto Rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini.

Per questo chiediamo che il Governo italiano esca dalla paralisi politica dovuta al contrapposto giudizio politico su Maduro di Lega e M5S. Metta fine all’isolamento internazionale e prenda la giusta posizione che la storia della nostra politica estera le consegna. Dunque, come indicato dal Presidente Mattarella, il Governo italiano si dia una posizione unitaria e chiara, impegnandosi seriamente e concretamente, anche in virtù dell’importante comunità italiana e di discendenti residente in quel Paese, a sostegno dello sforzo di dialogo di Uruguay, Messico e Alto Rappresentante UE Mogherini a partire dalla propria presenza il 7 febbraio a Montevideo.

Non si può continuare a tenere un Paese come l’Italia in una condizione di equidistanza tra Maduro e Guaidò perché, come ha recentemente ribadito con forza Nicola Zingaretti alla Convenzione del PD, c’è differenza tra chi viola i diritti umani, riduce un Paese alla fame e manipola ed esautora i diversi poteri dello Stato e chi chiede pacificamente il rispetto di tutte le istituzioni e vuole indire libere elezioni. Come non si può, contemporaneamente, non impegnarsi concretamente con i mediatori della comunità internazionale. Non è serio e non è giusto perché, in ballo, ci sono i destini di centinaia di migliaia di italiani e milioni di venezuelani: si dica dove si colloca il Governo italiano e agisca di conseguenza e con autorevolezza.